La politica del Minshuto
di Cristiano Martorella
Le donne giapponesi alle elezioni
Un aspetto interessante delle recenti elezioni giapponesi del 30 agosto 2009 è stato rappresentato dalle candidature femminili. Lo stesso Minshuto (Partito Democratico) che ha vinto le elezioni, è stato molto attivo nel sostenere le candidate del gentil sesso. Il Minshuto ha così fornito molte delle donne elette alla Camera. Alcuni giornali giapponesi le hanno soprannominate "principesse", e l'effetto che ciò ha dato all'immagine del partito è stato sicuramente positivo. Fra le vittorie delle candidate ci sono quelle della ventottenne Fukuda Eriko, di Tanaka Mieko, della professoressa universitaria Ebata Takako, e della giornalista Aoki Ai.
Il Minshuto fra progressisti e conservatori
Ci si chiede quale sia l'effettiva posizione del Minshuto rispetto alla politica tradizionale giapponese. Una risposta parziale può essere fornita dall'analisi dei componenti eletti fra le file del Minshuto. I rappresentanti maggiormente progressisti sono costituiti da Chiba Keiko, Ministro della Giustizia, una ex dirigente socialista, e da Sengoku Yoshito, avvocato ed ex militante del Zengakuren (movimento radicale di sinistra extraparlamentare). I socialisti partecipano alla coalizione anche con Fukushima Mizuho, avvocatessa succeduta a Doi Takako alla guida del Partito Socialista nel 2001. Ci sono poi alcuni sindacalisti. Kawabata Tatsuo, Ministro dell'Istruzione, è stato ingegnere e sindacalista nel settore delle fibre sintetiche. Naoshima Masayuki è stato vicepresidente della confederazione dei sindacati dell'auto. Infine Hirano Hirofumi, ora capo segretario di gabinetto, è stato membro del direttivo sindacale alla Matsushita-Panasonic. L'esecutivo di Hatoyama ha visto anche rafforzarsi la presenza di esponenti dell'area economica di Osaka e Nagoya che è considerata la "Porta dell'Asia", nonché la zona ricchissima del Kansai. Quest'ultima sposta l'economia giapponese verso la Cina e il continente asiatico, i cui rapporti commerciali sono aumentati costantemente, indebolendo la dipendenza dagli Stati Uniti.