Il premier giapponese Hatoyama Yukio ha annunciato le sue dimissioni, mercoledì 2 giugno, dopo che era stato circa otto mesi in carica. La sua popolarità era precipitata al 24%, e le dure polemiche scaturite dalla mancata chiusura della base statunitense di Futenma nell'isola di Okinawa, lo avevano fortemente indebolito. La situazione era precipitata dopo le dimissioni del ministro delle Pari opportunità, Fukushima Mizuho, leader del Partito Socialdemocratico. Contestualmente il Partito Socialdemocratico (Shakaiminshuto) annunciava di ritirarsi dal governo.
La notizia non è certamente rassicurante. Il Giappone si trova ancora in una critica situazione economica, e la ripresa è piuttosto debole. I mercati non accolgono bene l'evento. L'instabilità politica sta emergendo come un nuovo inaspettato problema per la società giapponese. Le ultime elezioni sembravano aver confermato una tendenza, e il consolidarsi di una coalizione politica, ma sembra che non sia affatto così. L'instabilità politica si presenta come un ulteriore problema per il paese del Sol Levante.
Cristiano Martorella
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venerdì 4 giugno 2010
domenica 27 dicembre 2009
I dilemmi di Hatoyama Yukio
Il cambio della leadership politica in Giappone ripropone alcune difficili questioni. Al premier Hatoyama Yukio si presenta l'occasione di impostare una nuova strategia per la nazione. L'idea di Hatoyama è certamente costituita da una visione più asiatica, contraria all'isolamento del Giappone. Ciò riprende una impostazione già presentata dal nonno di Hatoyama Yukio, il premier Hatoyama Ichiro. Fu appunto Hatoyama Ichiro che portò il Giappone nel 1955 alla Conferenza di Bandung, il vertice dei paesi non allineati che sembrò anticipare un blocco asiatico contrapposto a Stati Uniti e Unione Sovietica. E fu sempre Hatoyama Ichiro a capo della cosiddetta fazione anti-Potsdam che osteggiò il basso profilo di Yoshida e il suo filoamericanismo. Infine Hatoyama Ichiro ottenne il più grande successo con la normalizzazione dei rapporti con l'Unione Sovietica, e la partecipazione del Giappone all'Organizzazione della Nazioni Unite.
Oggi, il nipote Hatoyama Yukio ripresenta un progetto strategico simile. Secondo Hatoyama Yukio, l'era della leadership mondiale americana è finita. Quindi è necessario creare un blocco asiatico che ricalchi un'integrazione sul modello europeo, possibilmente con una moneta unica e il richiamo diretto al principio di sussidiarietà. L'idea di Hatoyama Yukio si scontra con evidenti difficoltà dovute alla differenza di potere fra la Cina e i paesi vicini. Mentre la Cina accresce la sua potenza economica e militare, gli altri paesi restano a guardare recitando la parte degli spettatori. Inoltre, lo sviluppo economico della Cina non sta contribuendo minimamente allo sviluppo democratico del paese, anzi si esasperano le tensioni represse in modo brutale e durissimo dal regime. Queste sono le difficoltà che i leader asiatici dovranno affrontare e non potranno più evitare a lungo.
Cristiano Martorella
Oggi, il nipote Hatoyama Yukio ripresenta un progetto strategico simile. Secondo Hatoyama Yukio, l'era della leadership mondiale americana è finita. Quindi è necessario creare un blocco asiatico che ricalchi un'integrazione sul modello europeo, possibilmente con una moneta unica e il richiamo diretto al principio di sussidiarietà. L'idea di Hatoyama Yukio si scontra con evidenti difficoltà dovute alla differenza di potere fra la Cina e i paesi vicini. Mentre la Cina accresce la sua potenza economica e militare, gli altri paesi restano a guardare recitando la parte degli spettatori. Inoltre, lo sviluppo economico della Cina non sta contribuendo minimamente allo sviluppo democratico del paese, anzi si esasperano le tensioni represse in modo brutale e durissimo dal regime. Queste sono le difficoltà che i leader asiatici dovranno affrontare e non potranno più evitare a lungo.
Cristiano Martorella
sabato 26 dicembre 2009
Hatoyama Yukio e lo yuai
Lo slogan più noto della campagna di Hatoyama Yukio è stato esposto tramite il concetto di yuai, tradotto in Occidente come "fratellanza". La parola yuai, composta dai kanji di amicizia (yu) e amore (ai), è propriamente e più semplicemente il sentimento di amicizia e solidarietà.
Accanto allo slogan dello yuai ci sono i problemi delle nuove generazioni di cittadini giapponesi. Infatti i processi di deregulation voluti fortemente da Koizumi Jun'ichiro, e sintetizzati nel termine kisei kanwa, hanno riguardato anche il mercato del lavoro. Attualmente la maggioranza dei giovani giapponesi trova un lavoro con contratto a tempo determinato, e rimane imprigionato nella logica della precarietà che è tanto vantaggiosa per le aziende, le quali non si fanno più carico degli oneri dell'assunzione dei lavoratori. Questo sistema non ha trovato però nessun bilanciamento nel welfare state, anzi si è visto un progressivo smantellamento delle strutture assistenzialiste. I politici, invocando l'alleggerimento dello stato e l'eliminazione dell'assistenzialismo, hanno favorito un progressivo indebolimento delle istituzioni. Con la scusa del debito pubblico, sempre utile per varare campagne impopolari, si è erosa ogni forma di protezione sociale. Questi processi non hanno coinvolto soltanto il Giappone, ma fanno parte di un movimento globale che ha interessato tutti i paesi sviluppati.
In questo ambito non basta più annunciare la presenza del sentimento della "fratellanza", ma si devono anche applicare politiche economiche coerenti. In questi due anni di crisi invece è avvenuto l'esatto opposto. Negli Stati Uniti gran parte del denaro pubblico è stato impiegato per finanziare le banche e le istituzioni economiche colpevoli del crack, e i vecchi vizi di premiare con ricchi bonus i manager non sono spariti. Nessuno stato sviluppato si è preoccupato di affrontare la crisi sociale, preoccupandosi soltanto di proteggere la borsa e la finanza senza applicare quei cambiamenti necessari nelle regole.
In un simile contesto invocare i sentimenti, come la "fratellanza", è pericolosissimo. Infatti un sentimento segue l'altro, e la mancanza di reale fratellanza può generare il sentimento opposto, ossia l'invidia e l'odio. I sentimenti non sono controllabili, e giocare con queste emozioni risulta dannoso, specialmente se a farlo sono i politici.
Cristiano Martorella
Accanto allo slogan dello yuai ci sono i problemi delle nuove generazioni di cittadini giapponesi. Infatti i processi di deregulation voluti fortemente da Koizumi Jun'ichiro, e sintetizzati nel termine kisei kanwa, hanno riguardato anche il mercato del lavoro. Attualmente la maggioranza dei giovani giapponesi trova un lavoro con contratto a tempo determinato, e rimane imprigionato nella logica della precarietà che è tanto vantaggiosa per le aziende, le quali non si fanno più carico degli oneri dell'assunzione dei lavoratori. Questo sistema non ha trovato però nessun bilanciamento nel welfare state, anzi si è visto un progressivo smantellamento delle strutture assistenzialiste. I politici, invocando l'alleggerimento dello stato e l'eliminazione dell'assistenzialismo, hanno favorito un progressivo indebolimento delle istituzioni. Con la scusa del debito pubblico, sempre utile per varare campagne impopolari, si è erosa ogni forma di protezione sociale. Questi processi non hanno coinvolto soltanto il Giappone, ma fanno parte di un movimento globale che ha interessato tutti i paesi sviluppati.
In questo ambito non basta più annunciare la presenza del sentimento della "fratellanza", ma si devono anche applicare politiche economiche coerenti. In questi due anni di crisi invece è avvenuto l'esatto opposto. Negli Stati Uniti gran parte del denaro pubblico è stato impiegato per finanziare le banche e le istituzioni economiche colpevoli del crack, e i vecchi vizi di premiare con ricchi bonus i manager non sono spariti. Nessuno stato sviluppato si è preoccupato di affrontare la crisi sociale, preoccupandosi soltanto di proteggere la borsa e la finanza senza applicare quei cambiamenti necessari nelle regole.
In un simile contesto invocare i sentimenti, come la "fratellanza", è pericolosissimo. Infatti un sentimento segue l'altro, e la mancanza di reale fratellanza può generare il sentimento opposto, ossia l'invidia e l'odio. I sentimenti non sono controllabili, e giocare con queste emozioni risulta dannoso, specialmente se a farlo sono i politici.
Cristiano Martorella
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