sabato 26 dicembre 2009

Hatoyama Yukio e lo yuai

Lo slogan più noto della campagna di Hatoyama Yukio è stato esposto tramite il concetto di yuai, tradotto in Occidente come "fratellanza". La parola yuai, composta dai kanji di amicizia (yu) e amore (ai), è propriamente e più semplicemente il sentimento di amicizia e solidarietà.
Accanto allo slogan dello yuai ci sono i problemi delle nuove generazioni di cittadini giapponesi. Infatti i processi di deregulation voluti fortemente da Koizumi Jun'ichiro, e sintetizzati nel termine kisei kanwa, hanno riguardato anche il mercato del lavoro. Attualmente la maggioranza dei giovani giapponesi trova un lavoro con contratto a tempo determinato, e rimane imprigionato nella logica della precarietà che è tanto vantaggiosa per le aziende, le quali non si fanno più carico degli oneri dell'assunzione dei lavoratori. Questo sistema non ha trovato però nessun bilanciamento nel welfare state, anzi si è visto un progressivo smantellamento delle strutture assistenzialiste. I politici, invocando l'alleggerimento dello stato e l'eliminazione dell'assistenzialismo, hanno favorito un progressivo indebolimento delle istituzioni. Con la scusa del debito pubblico, sempre utile per varare campagne impopolari, si è erosa ogni forma di protezione sociale. Questi processi non hanno coinvolto soltanto il Giappone, ma fanno parte di un movimento globale che ha interessato tutti i paesi sviluppati.
In questo ambito non basta più annunciare la presenza del sentimento della "fratellanza", ma si devono anche applicare politiche economiche coerenti. In questi due anni di crisi invece è avvenuto l'esatto opposto. Negli Stati Uniti gran parte del denaro pubblico è stato impiegato per finanziare le banche e le istituzioni economiche colpevoli del crack, e i vecchi vizi di premiare con ricchi bonus i manager non sono spariti. Nessuno stato sviluppato si è preoccupato di affrontare la crisi sociale, preoccupandosi soltanto di proteggere la borsa e la finanza senza applicare quei cambiamenti necessari nelle regole.
In un simile contesto invocare i sentimenti, come la "fratellanza", è pericolosissimo. Infatti un sentimento segue l'altro, e la mancanza di reale fratellanza può generare il sentimento opposto, ossia l'invidia e l'odio. I sentimenti non sono controllabili, e giocare con queste emozioni risulta dannoso, specialmente se a farlo sono i politici.
Cristiano Martorella